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Hans Heiss / Rudolf Holzer

Sepp Innerkofler

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Hans Heiss / Rudolf Holzer

Sepp Innerkofler

Alpinista,

pioniere del turismo,

eroe

Traduzione di Lorenzo Bonosi e Stefano Zangrando

In coll. con l’Hotel Dolomitenhof, Sesto/Val Fiscalina

Folio Editore

Vienna · Bolzano

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La citazione sulla quarta di copertina, tradotta dal tedesco,

è tratta dal volume Rund um Südtirol, Lana (BZ) 2002, di Reinhold Messner.

Per gentile concessione dell’autore.

© Folio Editore Vienna • Bolzano 2015

Tutti i diritti riservati

Revisione del testo originale tedesco: Joe Rabl

Revisione della traduzione italiana: Giovanna Ianeselli, Luisa Ghelardini e Marta Vergara

Concetto grafico: Dall’O & Freunde

Prestampa: Typoplus, Frangarto

ISBN 978-88-6299-046-2

www.folioverlag.com

E-Book (versione italiana)

ISBN 978-3-99037-052-0

Indice

Hans Heiss Sul confine. L’importanza di Sepp Innerkofler per il turismo dell’Alta Pusteria e di Sesto

Rudolf Holzer Sepp Innerkofler, una vita per la patria e le montagne

L’alpinista

Il precursore del turismo moderno

L’eroe di guerra

Leonhard Paulmichl (Trasmissione della ORF del 27. 12. 1975) La morte di Sepp Innerkofler il 4 luglio 1915

Appendice

Prime ascensioni di Sepp Innerkofler

Onorificenze militari

A perenne memoria

Tavola genealogica

Referenze fotografiche

Gli autori

Hans Heiss

Sul confine

L’importanza di Sepp Innerkofler per il turismo dell’Alta Pusteria e di Sesto

Una regione di transito

Sesto si trova in Alta Pusteria, nella parte orientale dell’Alto Adige, in una suggestiva posizione d’altura e di transito. È una delle più belle regioni alpine, situata alle porte delle Dolomiti, Patrimonio naturale dell’umanità, con l’icona paesaggistica delle Tre Cime di Lavaredo.

Intorno al 1900, lo scrittore tirolese Karl Felix Wolff fregiò l’Alta Pusteria dell’appellativo “Engadina austriaca”. Questo omaggio alla potente concorrenza svizzera serviva senza dubbio a valorizzare la regione, conferendole una certa appetibilità commerciale. Era però anche parte di quella nuova attitudine autopromozionale con cui la popolazione e gli operatori del settore turistico cercavano di affrontare, dopo secoli di sviluppo lento e tranquillo, un rapido mutamento epocale, in cui andava estendendosi la rete ferroviaria e il turismo fioriva come mai prima.

L’Alta Pusteria comprende, per dirla in termini colloquiali, la “terra dei due fiumi” fra l’alta Drava e l’alta Rienza, che sfociano rispettivamente nel Mar Nero e nel Mediterraneo. Situata nel punto di giunzione fra Alto Adige, Tirolo orientale e Veneto, l’Alta Pusteria non è un toponimo dotato di ufficialità giuridica, non ha mai costituito un distretto amministrativo. Tuttavia, nell’esperienza degli abitanti e degli osservatori forestieri questa zona di transito si è sempre presentata come un’invisibile unità, con proprie coordinate e un profilo peculiare.

A partire almeno dall’epoca antica l’Alta Pusteria fu uno snodo importante del traffico interregionale e dei movimenti migratori, una zona di contatto etnico, ed era considerata una sfera d’interesse politico di prim’ordine. In epoca romana era attraversata dalla via Claudia Augusta Altinate, che collegava l’alta Italia con le province tedesche del sud-ovest germanico; d’altra parte, lungo i solchi delle sue valli passava la strada verso oriente che portava in Pannonia. Quindi l’Alta Pusteria non era una regione montuosa chiusa in se stessa, bensì un fulcro del traffico nelle Alpi centrali, non un’area d’insediamento meramente rurale, ma piuttosto una zona di movimenti, irrequietezze e partenze.

Grazie a questa posizione di transito e collegamento fra diversi centri di potere economico, nelle località dell’Alta Pusteria si sviluppò ben presto una mentalità mercantile: paesi come San Candido, Sesto o Villabassa non erano luoghi isolati di autosufficienza contadina, bensì partecipavano alla congiuntura internazionale in quanto piccoli centri di lavorazione del pellame, della cappelleria e di stoccaggio delle merci.

Fin dal XVII e XVIII secolo l’Alta Pusteria si predispose ad accogliere i flussi turistici. Qui, durante il periodo più caldo dell’estate, si rifugiavano decine di famiglie benestanti provenienti da Bolzano e dintorni, villeggiando a Monguelfo, Villabassa, Dobbiaco o San Candido. Anche i vari bagni della zona conoscevano un afflusso notevole: Bad Maistatt, Weitlanbrunn, Salomonsbrunn, Altprags, Wildbad Innichen (Bagni di San Candido) o Bad Moos (Bagni di Moso) a Sesto sono nomi oggi pressoché dimenticati, ma intorno al 1900 indicavano anche oltre i confini del Tirolo importanti destinazioni per la cura di disturbi reumatici, gastropatie, sciatica o problemi ginecologici. La prima modernità può quindi essere considerata la fase d’incubazione del turismo, l’epoca pre-turistica dell’Alta Pusteria, che poggiava sui tre pilastri del transito, della villeggiatura e dei bagni.

Poco dopo il volger di secolo, nel primo Ottocento, i traffici si ravvivarono grazie alla realizzazione della Strada d’Alemagna, la “via Ampezzana” che dal 1823 migliorò il collegamento fra Dobbiaco e Cortina attraverso la Val di Landro. Non fu un caso che nel 1836, a Carbonin, il contadino Georg Ploner aprì una modesta locanda in cui i viaggiatori potessero sostare. Pochi anni dopo una giovane donna, Emma Hausbacher, divenne comproprietaria dell’albergo Schwarzadler a Villabassa sposando Josef Hellenstainer; dopo la morte precoce di quest’ultimo, nel 1858, Emma si dimostrò un’eccellente locandiera, rivelandosi presto una pioniera del turismo in Alta Pusteria.

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Manifesto d’epoca della Südbahngesellschaft

Gli albori dell’alpinismo

Un decennio più tardi la popolazione dell’Alta Pusteria poté osservare con stupore i primi alpinisti che affrontavano le vette eminenti delle Dolomiti ampezzane. Già nel 1862 e nel 1864 il viennese Paul Grohmann, con l’aiuto delle guide ampezzane Angelo Dimai, Francesco Lacedelli e Santo Siorpaes, scalò le Tofane, per poi conquistare la Cima Grande nel 1869 assieme a Franz Innerkofler. Fu grazie a quest’ultima impresa che una guida di Sesto entrò per la prima volta nella storia dell’alpinismo. Franz Innerkofler, nato nel 1834 a Sesto, nel maso Mitterhößler, fra i molti figli di un contadino, negli anni cinquanta aveva già accompagnato il “vecchio scalpellino” Josef Innerkofler nelle sue battute di caccia, sviluppando così il proprio talento alpinistico. Quando Grohmann nel 1868 volle risalire la Punta Tre Scarperi assieme allo scalpellino, il tentativo fallì, mentre il secondo tentativo, intrapreso l’anno successivo con il giovane Innerkofler e Peter Salcher, fu coronato da successo: nel giro di appena un mese, fra luglio e agosto, il trio Grohmann-Salcher-Innerkofler scalò la Punta Tre Scarperi e il Sassolungo, per poi conquistare la Cima Grande alla fine di agosto del 1869.

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Wildbad Innichen

Nella “Rivista della Società Alpina Tedesca” Grohmann usò toni enfatici nell’elogiare i suoi compagni di salita: “Ebbi al mio servizio nel ruolo di guida anche Franz Innerkofler, a me già noto e anch’egli appartenente alla gilda degli scalpellini, che aveva preso parte alle ricognizioni, uno scalatore eccellente, assolutamente raccomandabile. Non è lesto quanto Peter, in compenso ha la forza di un orso, un cuore fedele come quello di Peter e la stessa destrezza, lo stesso sangue freddo nelle situazioni difficili. Peter parla molto, Franz poco. Questi due uomini si completano a vicenda, con loro puoi affrontare tranquillamente ogni arrampicata, ogni vetta: per quanto impervia, se stai dietro a loro la conquisterai. Compagni formidabili, mi spiace soltanto che non abbiano esperienza sui ghiacciai. […] nessuno di loro si muove per soldi, si muovono per ambizione!”

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Cartolina dell’Hotel Pragser Wildsee, 1907

Fino alla morte nel 1898, Franz Innerkofler, chiamato anche Schlosser Starke (forte fabbro) per la sua forza fisica, fu considerato una guida alpina di prim’ordine e un modello per generazioni di giovani alpinisti. Fu per suo speciale merito che Sesto ottenne fama durevole come punto di partenza per escursioni alpine. Egli giunse presto ad aumentare la propria tariffa di guida, inizialmente modesta, fino a poter costruire un imponente albergo.

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Manifesto d’epoca della Südbahngesellschaft

L’ascesa del turismo

Intorno al 1900 l’Alta Pusteria era, con Merano, l’area bolzanina e Colle Isarco, una destinazione ben nota del turismo prosperante. L’offerta era ampia e variegata: la fama di Sesto come paese di alpinisti e centro di villeggiatura si affiancava a quella di Villabassa, famosa in tutta l’Austria grazie a Emma Hellenstainer. L’amena località del fondovalle, tuttavia, era già un poco oscurata dal nome di Dobbiaco, che intorno al 1890 conobbe un’ascesa notevole come centro di ospitalità alberghiera. Qui l’apertura del Südbahnhotel, il primo grand hotel delle Alpi austriache, diede l’abbrivo a uno sviluppo eccezionale. Elise Überbacher-Minatti, a capo del Südbahnhotel fin dall’apertura nel 1878, dispiegò un’ospitalità squisita, che attirava anno dopo anno, oltre all’alta nobiltà, una clientela di ricchi e artisti. Il tessuto turistico dell’Alta Pusteria fu completato dal centro mercantile di San Candido con i suoi corposi alberghi e i suoi celebri Bagni. Andò inoltre affermandosi, come una sorta di dépendance in altura di Villabassa, la Val di Braies, che con i Bagni di Braies Vecchia rappresentava già da tempo un classico luogo di villeggiatura. Un vero gioiello era inoltre l’omonimo lago, situato alla testata della valle, che il figlio di Emma Hellenstainer coinvolse nel flusso turistico dal 1899 costruendo nei suoi pressi un imponente hotel.

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Menu del Südbahnhotel di Dobbiaco

La costellazione di centri turistici dell’Alta Pusteria si avvaleva con profitto della linea ferroviaria pusterese, inaugurata nel 1871, che a partire da quell’anno provvide al collegamento con Vienna, capitale dell’Impero, e attraverso la ferrovia del Brennero con l’area tedesca meridionale. La ferrovia, però, non serviva soltanto le lunghe distanze, bensì veniva utilizzata anche come veduta panoramica itinerante di prim’ordine. Dov’era, in Tirolo, una linea ferroviaria che al pari di questa permetteva di ammirare non lontane, una dopo l’altra, bellezze naturali e vette alpine? Solo la ferrovia del Brennero nei pressi di Colle Isarco passava altrettanto vicino al Tribulaun e alle vette della Val di Fleres, mentre la Ferrovia Meridionale (Südbahn), attraversando gli altopiani dell’Alta Pusteria, concedeva oltre al panorama mozzafiato altri scorci ricchi di fascino.

Rispetto alla tempestiva infrastruttura ferroviaria della Val Pusteria, il Burgraviato arrivò alquanto in ritardo con la linea Bolzano-Merano, inaugurata nel 1881, mentre la linea della Val Venosta Merano-Malles sarebbe stata realizzata soltanto nel 1906.

La valorizzazione del territorio grazie alla ferrovia e la fioritura turistica che ne conseguì furono tanto più benvenute allorché, intorno al 1880, il Tirolo fu messo duramente alla prova da un drastico impoverimento, non lontano dalla vera e propria miseria. Le alluvioni avvicendatesi in Tirolo a breve distanza l’una dall’altra negli anni 1882, 1885 e 1889 provocarono devastazioni di proporzioni colossali, alle quali si poté porre rimedio soltanto con l’aiuto della mano pubblica. Le inondazioni furono accompagnate da una serie ininterrotta di cattivi raccolti e, come se non bastasse, l’economia rurale fu sempre più penalizzata dall’importazione a buon mercato di bestiame e cereali dall’Ungheria.

I prezzi del bestiame e dei prodotti agricoli precipitarono, le vendite ristagnarono e i cali del raccolto pesarono sulla quantità e la qualità della produzione. L’eccessivo indebitamento delle proprietà contadine raggiunse proporzioni preoccupanti, gli oneri ipotecari condussero il Tirolo a un record negativo rispetto a tutte le altre terre della corona, con conseguenze drammatiche: fra il 1868 e il 1892 furono messi all’asta nell’intera contea 28.000 poderi, e intorno al 1890 un cambio di proprietà su tre era un caso di esecuzione.

Nel 1882 l’Alta Pusteria era fra le zone del Tirolo più duramente colpite dalle inondazioni. A Monguelfo e Villabassa decine di case furono travolte dall’acqua. Pareva che la zona fosse stata risospinta tutt’a un tratto in fasi ben più arretrate del suo sviluppo. Fu così tanto più sorprendente il fatto che i danni furono riparati nel giro di breve tempo. Non solo: le grandi campagne di aiuto e le iniziative di beneficenza si poterono convertire in un’efficace azione promozionale per il Tirolo. La Società Alpina Tedesca e Austriaca raccolse ingenti somme di denaro a sostegno del Tirolo, creando con successo un clima di vicinanza a questa terra messa così duramente alla prova. Perciò non fu certo un caso che la Dreizinnenhütte, oggi chiamata anche Rifugio Locatelli-Innerkofler, e la Zsigmondyhütte, oggi Rifugio Zsigmondy-Comici, furono costruite subito dopo gli anni della catastrofe.

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Le Tre Cime di Lavaredo con il rifugio, 1900 circa

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Inaugurazione della Dreizinnenhütte, ampliata per la terza volta da Sepp Innerkofler, 9 settembre 1908 (40 letti e 15 posti letto)

La loro realizzazione si dovette al lavoro della sezione alto-pusterese della Società Alpina Tedesca e Austriaca, fondata nel 1877 e succeduta all’effimera sezione Villabassa dell’allora Club Alpino Tedesco (fondata nel 1869, si era sciolta nel 1874). Gli ottantuno (nel 1903) membri della sezione lavorarono con alacrità e la costruzione dei rifugi andò assumendo un significato speciale. La Dreizinnenhütte, inaugurata nel 1883 sulla Forcella di Toblin, a 2407 metri d’altitudine, dirimpetto alla parete nord delle Tre Cime, fu subito apprezzata per la sua posizione, al punto che furono necessari interventi di ampliamento in rapida successione. Dopo un primo intervento nel 1892, un ulteriore ampliamento avvenne già sotto il nuovo gestore Sepp Innerkofler, che il 3 settembre 1900 poté celebrarne solennemente l’inaugurazione. Sotto la sua direzione il numero di visitatori conobbe un’impennata: dai 300 del 1890 la cifra crebbe fino ai 1100 nel 1901, per arrivare a oltre il doppio, circa 2300, intorno al 1910. Una simile intensa frequentazione superò ogni aspettativa del gestore, che dal successo alpinistico e commerciale del rifugio fu spronato a ulteriori attività imprenditoriali. Molto prima della prima guerra mondiale fu così creata, con il contributo determinante di Sepp Innerkofler, la base del successo di uno dei più importanti rifugi dell’area tirolese. Il fatto che poco dopo l’entrata in guerra dell’Italia, il 25 maggio 1915, il rifugio fu dato alle fiamme, era un segno eloquente di come fosse ormai divampata la cosiddetta Guerra bianca.